Le ultime volte Kosuth con la fragilità del linguaggio, oggi Opalka con l’inesorabilità del tempo.

Roman Opałka decise di fare del tempo il tema principale della sua poetica e di rappresentarlo ricorrendo ai numeri, la cui successione esprime appunto lo snodarsi del divenire.
Così iniziò a dipingere numeri bianchi su sfondo scuro, da uno all’infinito.
Ogni nuova tela iniziava partendo dal numero successivo a quello con il quale era terminata la precedente.
Lo sfondo si schiariva nel tempo e l’obiettivo era quello di arrivare a dipingere – alla fine della sua vita – bianco su sfondo bianco. Ciò, secondo lui, sarebbe avvenuto appena raggiunto il numero 7.777.777; ma l’Artista riuscì ad arrivare a 5.607.249.

Così disse:
“Tutto il mio lavoro è fatto solo per descrivere e contare l’inesorabile flusso del tempo, dal primo momento a un momento infinitamente futuro. Ciò che mi devasta è la nostra piccolezza: se esistiamo in un istante, il momento dopo potremmo non essere più nulla”.

A questo progetto si affiancò nei primi anni ’70 quello dei “Détails photo” nel quale fotografava se stesso vestito sempre allo stesso modo, per documentare come il suo viso si modificasse nel divenire, divenendo così egli stesso scultura del tempo.

Mi piace immaginare se fosse arrivato a dipingere bianco su bianco.
Quale il significato?
Io dico che quando i numeri non si vedono più, non è possibile sapere se ciò avviene perché il (nostro) tempo è davvero finito o solo per la limitatezza dei sensi, che non riescono a percepire ciò che ancora fluisce in altri modi.