Paul Klee, come Kandinsky e Magritte, ammicca agli istinti più giocosi del fanciullo che è in me.

Fu musicista, poeta e pittore ed è stato una delle figure più innovative, brillanti, fantasiose e prolifiche del ‘900. 

In bilico tra Espressionismo, Cubismo, Surrealismo e Astrattismo è il “Maestro del colore” e dimostra sempre un perfetto controllo degli strumenti adoperati e un’incredibile abilità tecnica.

Linee e forme si sviluppano nelle sue opere come in un manoscritto musicale tridimensionale.

“Ad Parnassum”, è considerato il suo capolavoro.

Piccoli blocchi di tonalità cangianti fluttuano attraverso lo sfondo delimitati da una sagoma nera, mostrando l’idea di un edificio o di una casa.

La tecnica di quest’opera è definita “neodivisionista” con pennellate puntiformi poste a formare una fitta e omogenea tessitura cromatica.

In questo lavoro rivive lo splendore dei mosaici bizantini dai quali l’Autore era rimasto impressionato nelle sue visite alle basiliche paleocristiane in Italia.

“Il soggetto era il mondo, se pure non questo mondo visibile” scriverà Klee a proposito di quest’opera.