Le opere di Kirchner non lasciano indifferenti, e del resto non sarebbe un espressionista, sia pure con un tratto d’eleganza tutta art nouveau.

E quindi tanta emozione, sensualità e forza, ma al contempo alienazione, solitudine e angoscia.

La serie “Le scene di strada berlinese” è da molti considerata l’apice della sua carriera.

La serie presenta l’eccitante atmosfera e l’energia della città, la vita di strada a Berlino, in particolar modo la familiare presenza delle prostitute con i loro elaborati cappelli con le piume.

La visione è quella di un mondo claustrofobico, senza la possibilità di contatti profondi. I volti sembrano maschere, gli occhi sono inespressivi, privi di riflesso e delle pupille.
I colori sono accesi, le pennellate larghe e sconnesse, in una forma dalle prospettive acute, dalle dense forme spigolose e dal colore caustico.

Il pittore fissa il declino di una società sull’orlo di un baratro, dal quale prenderanno vita due guerre mondiali che avrebbero lasciato l’Europa in macerie.

Dopo la presa del potere dei nazisti in Germania, le sue opere furono bandite e distrutte, non prima di essere però esposte nella mostra diffamatoria “Arte degenerata” del 1937.

Questi avvenimenti, a cui si aggiunse anche un forte aggravarsi delle sue condizioni di salute, nel contesto della preziosa fragilità emotiva che lo accompagnò per tutta la vita, lo portarono al suicidio l’anno dopo.