“Viviamo in un mondo fantasmico con il quale entriamo gradatamente in dimestichezza” (G. de Chirico, 1918)

Percorrendo il Surrealismo non si poteva ignorare Giorgio De Chirico.

In realtà la sua figura è stata tra le più complesse del XX secolo, avendo oscillato tra avanguardia e tradizione.

Lo cito nel contesto del Surrealismo perché venne riconosciuto dagli stessi surrealisti quale geniale anticipatore della loro poetica.

Sul primo numero de “La Révolution Surréaliste”, del dicembre 1924, compare un suo scritto e alcuni suoi disegni e sulla copertina è ritratto nella foto di Man Ray con Breton, e gli altri surrealisti.

I rapporti con Breton e i suoi compagni si deteriorano però progressivamente.

“Canto d’Amore” è un lavoro enigmatico e misterioso ed è il quadro più surrealista dell’Autore.

Sulla destra un richiamo a una delle tante piazze italiane ricorrenti nelle sue opere; affisso a un muro, un guanto di caucciù di colore rosso inchiodato a una sorta di quinta; a fianco una grande testa in gesso che rappresenta l’Apollo del Belvedere; sullo sfondo a sinistra, un muro in mattoni e il fumo di una locomotiva che sbuffa vapore dal suo comignolo; in basso una sfera di colore verde.

Secondo la Fondazione De Chirico il significato dell’opera è il seguente: il guanto della levatrice è la forza del destino che ha portato l’artista sulla terra, inchiodandolo in un punto vuoto del tempo e dello spazio (questo il senso del chiodo vuoto). Il destino che lo ha portato a Parigi per intonare con la sua arte il suo canto d’amore per la vita e la bellezza.

Sembra che davanti a quest’opera un giovane Magritte sia scoppiato in lacrime di commozione ed abbia deciso il suo destino di surrealista.