Siamo in nord America alla fine degli anni cinquanta.

Dietro di noi l’immensa esperienza artistica dell’Espressionismo astratto con i suoi giganti. Davanti a noi, in lontananza, una fioca luce scintillante che si chiamerà Pop Art.

In mezzo un sentire, da un lato forse un po’ stanco del linguaggio astratto e sfuggente espressionista e dall’altro, se non ancora sedotto, certamente incuriosito dagli oggetti e dalle immagini dei mass media.

Questo sentire, esuberante e sperimentatore, si chiama New Dada; i suoi Dioscuri sono Robert Rauschenberg e Jasper Johns.

Meno ironico e scanzonato della Pop Art ma già distaccato sul piano formale dall’esperienza astrattista che lo aveva appena preceduto, il New Dada esprime un rinnovato interesse per l’oggetto e si muove tra pittura e combine di feticci, colori ed immagini provenienti dai media, quali giornali, televisione, pubblicità e fumetti.

E la tela diventa una bacheca, priva di narrativa e molto casuale come casuali sono le immagini alle quali attinge dai media.

L’atteggiamento è quello dell’avanguardia storica del Dadaismo anche se, forse, gli artisti New Dada sono meno concentrati sulla critica sociale e politica – che pur non ignorano – e più interessati alla sperimentazione.

Robert Rauschenberg è noto per aver sfidato le convenzioni tradizionali attraverso una varietà di mezzi espressivi, tra cui la pittura, la fotografia, l’assemblaggio, la performance e il collage. Le sue opere combinano materiali e oggetti trovati nella vita quotidiana per creare nuovi significati.

“Canyon” è una delle sue opere più iconiche e rappresenta in modo tangibile il suo desiderio di mescolare e sovvertire le convenzioni artistiche, incorporando oggetti della vita quotidiana in un contesto artistico e sfidare il concetto stesso di arte.

Interessante è l’uso di un’aquila imbalsamata, donata all’artista da un amico, che è incorporata nell’opera e la cui presenza nell’opera aveva suscitato anche alcuni problemi legali.

Impossibile darle un unico significato: l’aquila è forse un simbolo di oppressione o di cattività, mentre i ritagli di giornali potrebbero riflettere la complessità del mondo contemporaneo.