Ho pensato a questo lavoro giacché siamo in tempo di Quaresima.

Quest’opera è un esperienza davvero molto singolare.

Ciò che la rende avvincente è proprio ciò che manca. Nel corso dei secoli innumerevoli dipinti e sculture hanno raffigurato Gesù crocifisso. James Tissot invece ha dipinto una vista prospettica non convenzionale ed unica, non di Gesù, ma di ciò che Lui vide guardando giù dalla Croce.

Ai piedi di Cristo c’è un’adunanza di esseri umani: donne addolorate che a Lui erano devote, astanti curiosi, un centurione stoico, e un sommo sacerdote a cavallo, compiaciuto di se stesso. Sullo sfondo si vede l’apertura del sepolcro dove verrà riposto il corpo di Gesù.

Questo ardito punto di vista incoraggia l’osservatore ad immaginare quali potessero essere i pensieri e i sentimenti di Cristo nei suoi ultimi attimi, mentre dall’alto osservava coloro che lo avevano sostenuto, amato, condannato, o che gli erano rimasti semplicemente indifferenti.

È un’immagine davvero molto potente.

Tissot, che in precedenza era stato un pittore dell’élite sociale di Londra e Parigi, ebbe un risveglio spirituale all’età di 49 anni e intraprese la missione di illustrare il Nuovo Testamento della Bibbia.

Era sbigottito dalle rappresentazioni distorte e dai travisamenti e scrisse: “Per lungo tempo l’immaginazione del mondo cristiano è stata traviata dalle fantasie degli artisti; c’è un intero esercito di false credenze da ribaltare.”.
Per prepararsi a questa impresa, Tissot fece due lunghi viaggi in Terra Santa, dove studiò i costumi, l’abbigliamento, l’architettura ed i paesaggi, che immaginava fossero rimasti pressoché invariati fin dai tempi di Cristo.

Il risultato dell’impresa di Tissot è una magnifica raccolta di 350 acquerelli intitolata “La vita di Nostro Signore Gesù Cristo”, che racconta gli eventi dall’Annunciazione, passando per l’infanzia, il ministero, la morte e la Resurrezione.