Si tratta di uno dei simboli della pittura rinascimentale ed è altrimenti conosciuto come “Lamento sul Cristo morto” o “Cristo morto e tre dolenti”.
Il vertiginoso scorcio prospettico della figura del Cristo disteso, richiama l’analogo effetto del famoso “Oculo” al centro della volta della Camera degli Sposi nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio a Mantova.
Al fianco di Gesù si possono vedere, dal basso, San Giovanni Apostolo, la Vergine Maria e Maria Maddalena.
Le proporzioni del corpo appaiono sbagliate: gambe troppo corte, braccia troppo lunghe, torace troppo largo.
Imperizia del grande Maestro?
Benché l’opera fosse nella tecnica avvenieristica, cosa che potrebbe far pensare a qualche ingenuità, credo che il Mantegna volesse creare, con le deformazioni della figura, un effetto choc.
E per quanto riguarda me, ogni volta che la ammiro, provo la stessa emozione e angoscia.
Ma non so come spiegarlo, la mia impressione è che il Cristo sembri vivo, come se, nonostante i particolari delle ferite dei chiodi e del vaso a destra contenente oli per la preparazione della salma, stesse solo dormendo.
Mi colpisce molto il dolore che Mantegna ha tratteggiato sul volto della Madre.
Ricordiamoci che, nella tradizione cristiana, il secondo giorno è quello del silenzio ma anche della grande tentazione di Satana.
Rivolto a Maria le ha certamente insinuato il dubbio della disperazione: “Hai visto il tuo figlio che era Dio, è morto sulla croce, condannato come un delinquente. Questo è il suo corpo straziato; era come tutti e anche lui è stato vinto dalla morte”.
Ma come nel deserto, ancora una volta è bastato un “no”.
E mentre il Serpente se ne andava sconfitto, si compiva la storia della Salvezza, in una mirabile partita di corredenzione.
Il dolore sul volto di Maria nella visione del Mantegna, rende ancora più potente e gloriosa la battaglia del Sabato.