Oggi, Sabato Santo, interrompo il viaggio nell’arte concettuale e Vi propongo un meraviglioso lavoro di un altrettanto meraviglioso pittore ebreo, Marc Chagall.

Noi tutti lo conosciamo, non solo per essere un grande maestro, ma altresì come il pittore della gioia e dei colori.
Il suo stile inconfondibile è di fatto un codice alla portata di tutti, nel senso che in ciascuno è capace di suscitare emozioni.

“Crocifissione Bianca” è un lavoro complesso, ambizioso e carico di significati.

Vediamo un Cristo in croce, attorniato da diverse figure che non sono i personaggi protagonisti del tragico episodio storico, ma la rappresentazione dell’oppressione subita dal popolo ebraico nel corso della Storia.
In basso a destra le fiamme bruciano una Bibbia; in alto un soldato nero dà fuoco a una sinagoga; vicino alle tavole con i dieci comandamenti appare la stella di Davide; l’Armata Rossa – responsabile di tanti gesti antisemiti – mostra con orgoglio i propri vessilli.
E poi figure che pregano, case capovolte e in fiamme, popoli in fuga e una lampada a sette bracci che protegge il Cristo e dà speranza a una madre e a un figlio.
Il bianco riempie l’occhio dello spettatore e dà risalto a tutti i simboli dell’insieme.
Il fascio di luce centrale rende la scena solenne e tragica.

Come dicevamo, Chagall è il pittore dei colori e il bianco non è un suo codice. Per questo qui è molto importante.

Ma un altro aspetto richiama l’attenzione: Chagall non divide ma unisce e quì riannoda gli elementi comuni alle tradizioni ebraica e cristiana, nella trama del dolore e della speranza.