In questo mese di Gennaio propongo un’altra avanguardia storica del ‘900: l’Espressionismo.

Nato nel 1905, si pone in contrapposizione all’Impressionismo – definito “arte delle apparenze” – per concentrarsi sulla realtà interiore, utilizzando sopratutto il colore e marginalizzando la rappresentazione oggettiva come pure gli spazi, i volumi e le prospettive.

Si tratta di uno stile fortemente debitore a Van Gogh, a Gauguin e a Munch, che ne furono gli ispiratori in riferimento all’accentuazione cromatica, ai tratti forti e incisivi e alla drammaticità degli eventi rappresentati.

L’Espressionismo si declinò in due correnti.

In Francia vi furono i “Fouves”, così definiti da un critico che a una mostra, scandalizzato dalla violenza cromatica ed espressiva delle opere esposte in una sala in cui campeggiava una scultura accademica, ebbe a esclamare “Donatello in mezzo alle belve”. Ricordiamo, tra gli altri, Matisse e Derain.

In Germania vi fu il movimento nato a Dresda detto “Die Brücke” (“il ponte”), giacché lo scopo dei fondatori era quello di gettare appunto un ponte tra la pittura classica e il presente. I colori sono freddi e con toni acidi per trasmettere un senso di disagio; le line sono spezzate e scure; i temi drammatici e angosciosi in un contesto di critica verso l’ipocrisia della società borghese e lo stato militarista. Ricordiamo, tra gli altri, Kirchner e Nolde. Marc fu invece esponente del movimento espressionista Der Blaue Reiter” fondato a Monaco.

“Donna con Cappello” è un esempio di arte feuves. Nel ritratto che l’autore fa della moglie la palette di colori vira dal verde al giallo, dal blu al viola, dal bianco al rosso. La forza cromatica e le pennellate decise trasmettono all’osservatore una forte energia ed espressività.