Oggi azzardo, ma l’operazione concettuale che c’è dietro a questo lavoro vale il rischio.

“Fontana” è un’opera cosiddetta ready-made, che non fu mai esposta al pubblico e andò successivamente perduta, considerata da alcuni addetti ai lavori una delle maggiori opere d’arte del ventesimo secolo.

E’ un comune orinatoio firmato “R. Mutt”, “semplicemente” capovolto.
Ma perché un oggetto d’uso comune, peraltro prodotto industrialmente, può diventare un’opera d’arte?
Duchamp ci dice: perché no?
E qui la cosa comincia a diventare interessante.

Cosa succede?
Semplicemente si chiude la finestra sulla pittura (attenzione Duchamp era anche pittore). Non si vede più quello che c’è dall'”altra parte” ma solo quello che è di qua.
La pittura non serve più in un mondo dove tutto è prodotto dalle macchine, dove altre finestre, come ad esempio il cinema, si sporgono su altre raffigurazioni.
Lasciamo quindi stare la rappresentazione e passiamo alla “presentazione”.
E così si prende un oggetto e anziché dipingerlo lo si fa vedere nel contesto artistico, che rende inutile una cosa utile.
Un gesto fortissimo!

La bellezza non ha regole, è un sentire, una vibrazione, e anche un orinatoio può diventare bello. Altro passaggio geniale.

Si entra nel ‘900 con un’opera d’arte concettuale.
L’idea e il pensiero valgono più della realizzazione.
Duchamp sta al ‘900 come Michelangelo e Raffaello al ‘500 e Caravaggio al ‘600. Porta cioè qualcosa di dirompente, diverso e unico.

E se dopo un secolo non lo si riesce ancora ad accettare, viene da dire: in fondo cosa sono cento anni? Iniziamo ora a capire l’Impressionismo e, a voler essere sinceri, siamo ancora molto diffidenti verso l’arte non figurativa.
Nessun dramma: tutto a suo tempo.