Ormai due classici dell’arte concettuale, queste fotografie realizzate su tela emulsionata.

Il primo, “Giovane che guarda Lorenzo Lotto” del 1967, è un lavoro che riflette sull’atto di guardare l’opera d’arte.
Si riprende il “Ritratto di giovane uomo” di Lorenzo Lotto e si attua un ribaltamento del punto di vista ponendo l’attenzione su ciò che sta fuori dalla riproduzione fotografica.
La scelta del titolo rafforza il disorientamento: chi sta guardando l’uomo ritratto?

Circa quindici anni dopo in “Controfigura (critica del punto di vista)” Paolini, con un fotomontaggio, sostituisce gli occhi del giovane con l’immagine dei suoi stessi occhi.
Il ribaltamento delle parti è ancor più accentuato, entra in gioco anche il ruolo dell’artista che diventa, al tempo stesso, esecutore e fruitore dell’opera: guarda se stesso e insieme propone al pubblico il suo punto di vista.
Nessuna soluzione in questo labirinto.

Giulio Paolini disse in un’intervista: “L’arte non si preoccupa dell’osservatore, l’arte non osserva, l’osservazione è a senso unico, è lo spettatore che la guarda. Nella mia idea l’arte non ha nessun obbligo, va per conto suo. L’arte è oltre quella porta, non ci ascolta né si interessa a noi”.

Il riferimento a un capolavoro del passato a me sembra così tanto post moderno.