Questo mese faremo un viaggio nell’onirico e nell’inconscio, ambiti profondamente scandagliati dal Surrealismo, considerato, a torto o a ragione, il naturale sbocco del Dada.

Il movimento nasce in Francia negli anni venti del ‘900 e si sviluppa nell’intervallo tra le due guerre mondiali.
Oltre alle arti figurative coinvolge anche il cinema e la poesia.

Il suo principale teorico fu il poeta André Breton, a sua volta influenzato dalla lettura de “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud.

Nel Manifesto del movimento da lui redatto nel 1924 si legge:
“Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale”.

E’ un percorso di liberazione, sia sul piano creativo che su quello sociale, destinato a rinnovare il rapporto tra il mondo e l’individuo su una base drasticamente opposta alla prospettiva razionale e positivista borghese.
La pittura è essenzialmente figurativa ma l’accostamento di elementi reali o il oro contesto d’insieme è tale da irradiare un profondo senso di irrealtà.

Tra i pittori più importanti ricordiamo Dalí, de Chirico, Mirò, Ernst e Magritte.

“Giraffa in fiamme” rappresenta un’inquietante figura femminile senza volto, aperta sul petto e sulla gamba sinistra da una serie di cassetti. La donna è sorretta da alcune stampelle appoggiate a protuberanze infilate nel suo corpo come coltelli.
In secondo piano, a destra, si vede un’altra figura femminile con un drappo rosso in mano, anch’essa infilzata da cunei e sostenuta da una stampella.
Sul fondo una giraffa in fiamme, che dа il titolo all’opera: una creatura spiazzante, dal carattere misterioso e profetico, che sembra annunciare guerra e distruzione.

Volendo raccontare le fantasie allucinate del proprio subconscio, Dalí fa qui ricorso al corpo umano a cassetti, ideazione che ritroviamo in altre sue opere. I cassetti sono i luoghi reconditi dell’inconscio in cui ogni persona nasconde tabù, angosce e paure.
L’artista deve aprirli alla ricerca della vera essenza dell’individuo.

Dotato di una personalità eccentrica e stravagante, Dalí soleva dire: “La differenza tra me e i surrealisti è che Io sono Surrealista”.