Mario Schifano è stato uno degli artisti più influenti in Italia nel secondo dopoguerra e calcò le scene, anche internazionali, fino agli anni novanta.

La sua vita fu complessa, trasgressiva e politicamente impegnata.

Negli anni ’60, fu fortemente influenzato dal movimento della Pop Art e cominciò a incorporare elementi della cultura di massa nelle sue opere che spesso presentano immagini e icone popolari dell’epoca, come pubblicità, fumetti, e ritratti di celebrità cinematografiche e musicali.
Fu un grande sperimentatore di materiali e tecniche tra cui la pittura acrilica, l’asfalto, il collage e l’utilizzo di spray per creare effetti di “sfumature” sulle tele.

Oggi propongo un’opera che si pone quale commento sulla società di consumo, sul capitalismo e sulla manipolazione dei desideri dei consumatori da parte delle grandi aziende: un atto di propaganda contro il conformismo e la banalizzazione della cultura.

A volte ho la sensazione che alcuni suoi linguaggi dell’inizio siano persino superati per il tempo, come certi tratti e atteggiamenti espressionisti astratti, mentre cose dell’ultimo periodo sembrano provenire dal futuro.
Seppe comunque sempre dettare il ritmo e la cadenza dell’agenda artistica del suo tempo.

Nei prossimi Sabati mi piacerebbe vedere altri suoi lavori.