La scultura rappresenta Hitler con il corpo da bambino, inginocchiato in preghiera a mani giunte e con occhi commossi.
Esposta in diversi musei, ha visto l’allestimento più incisivo quando è stata collocata all’ingresso del ghetto di Varsavia nel 2012.

Va subito detto che l’opera suscitò reazioni contrastanti, da un forte sentimento di indignazione all’idea che potesse avere un valore educativo.

Dal mio punto di vista si tratta del lavoro più importante di Cattelan e – per l’impianto – di una delle realizzazioni più straordinarie dell’arte concettuale.

Densa di possibili interpretazioni, questa è la mia personale.

Anzitutto di per sé si tratta di una grande trappola.
Accanto a un significato molto esplicito per cui il male può nascondersi dietro a sembianze innocenti, e in effetti tali sono le delicate fattezze della figura di un fanciullo che prega, vi è un secondo significato, sempre abbastanza esplicito ma molto problematico: il bene e il male sono ambivalenti e compresenti.

E qui Cattelan fa il suo grande “scacco matto”.

Perché, se il concetto di ambivalenza è intuitivo, messo così proprio non lo si può accettare; non possiamo cioè far passare un lato di bene in Hitler: è una soglia semplicemente invalicabile.
E siamo così arrivati nel centro del “trappolone”, che ci si pone all’incirca in questo modo: “tu lo sai che bene e male coesistono, ma qui non lo puoi ammettere. E adesso prova a uscirne se ci riesci!”.

Ora, io ho cercato a lungo il meccanismo di sblocco di questo trabocchetto perché in effetti la cosa mi faceva pensare dato che l’opera è davvero disturbante.
La soluzione che ritengo percorribile è la seguente: Hitler non c’entra niente; è una mera comparsa sullo sfondo; l’opera parla invece di noi e vuole metterci davanti al fatto che non siamo capaci di accettare l’ambivalenza tra bene e male prima di tutto in riferimento a noi stessi, anche se con la ragione crediamo di poterlo fare.
E’ questo un immenso cortocircuito nella vita di ciascuno, con il quale dobbiamo continuamente fare i conti e che possiamo esorcizzare solo riconoscendolo.