Inutile nasconderlo, gli innovativi, eversivi e originali “tagli” di Lucio Fontana sono stati assai criticati; molti dissero: “dov’è l’arte? Chiunque li può fare senza alcuna difficoltà”.

La cosa è però un po’ più articolata.

Anzitutto l’Arte non deve essere difficile. Perché dovrebbe esserlo?

In secondo luogo Fontana era un artista tecnicamente abilissimo, come testimoniano i suoi primi lavori (e non solo quelli); le sue creazioni non sono quindi in alcun modo espedienti per nascondere un’”incapacità” artistica.

Peraltro è anche interessante ricordare che nel corso del tempo tante sono state le imitazioni anche dei “tagli” ma nessuna di esse ha mai saputo raggiungere gli stessi risultati: un taglio falso si riconosceva da un originale.

A un chirurgo che un giorno gli disse “anch’io sono in grado di fare i buchi (era il periodo dei “buchi” di Fontana), l’Artista rispose, “anch’io so tagliare una gamba”.

Il taglio di Fontana è il gesto che apre la luce al buio e il buio alla luce. Tra luce, buio e ambiente si crea un’unità, un luogo dove si scambiano le emozioni, una sorta di metafora visuale dell’Inconscio, il luogo crepuscolare dove alloggiano tutte le immagini e le emozioni della nostra vita.

Innovativo è anche l’approccio alla forma dell’opera: grazie a Fontana la tela inizia a diventare una vera e propria scultura. Non è più la bidimensionalità del colore a fare da padrona, ma è l’intervento fisico del taglio che va a “colpire” la tela stessa che viene trattata come materia e in quanto tale deve essere modellata; proprio come uno scultore modella il suo pezzo di marmo, di gesso o di argilla.

Infine, tra i più importanti significati che si celano dietro ai tagli di Fontana, c’è l’idea di un movimento in avanti ed in indietro, in versi tra loro opposti: ogni taglio può svuotare tutto il mondo e creare un circolo di moto ininterrotto, di vita perenne, come a dare evidenza plastica all’oscillare della vita attorno ad un movimento eternamente in contraddizione con se stesso.