Il “Gruppo Gutai” fu un’avanguardia artistica giapponese fondata nel 1954 da Jiro Yoshihara.

Il suo nome significa “materiale” o “essenza”.

Benché l’arte giapponese abbia sempre avuto un linguaggio diverso da quella occidentale, il Gutai ha per noi un sapore familiare perché riecheggia fortemente le omologhe e coeve esperienze dell’Espressionismo astratto nord americano e dell’Informale europeo, con le quali ha in comune la posizione rispetto a forma, materia, spazio, tempo e atto creativo.

Ma il desiderio di apportare un mutamento nel Giappone post bellico – in un esercizio di incondizionata libertà da opporre alla psicologia di massa del suo passato militarista – e l’anelito di “creare quello che nessuno ha mai fatto prima”, almeno a me, appare rendere il Gutai un’esperienza ben più estrema e spettacolare.

Oggi presento alcuni suoi artisti e nell’ordine:

Kazuo Shiraga, conosciuto per le sue opere realizzate utilizzando i piedi per dipingere sulla tela.

Atsuko Tanaka, celebre per i suoi lavori sperimentali, tra cui “Electric Dress”, l’abito illuminato da lampadine.

Shozo Shimamoto, famosissimo per le sue bottleship performances”, in cui lanciava bottiglie piene di colori sulla tela, realizzando incredibili composizioni.

Saburo Murakami, noto per le sue azioni artistiche, come attraversare lastre di carta colorata.

Sadamasa Motonaga, che ha sviluppato un approccio unico alla pittura, utilizzando oggetti naturali e liquidi per creare effetti e suggestioni. Di lui mi sono innamorato delle deliziose e iconiche pozzanghere sospese, che qui vediamo allestite nello spazio centrale del Guggenheim.

Questo continuo desiderio di superarsi ha fatto si che il Gutai sia stato precursore di inediti modi di fare arte, che vedremo svilupparsi anche nei decenni successivi, come le installazioni, le performance e gli  happening.