Verso la fine degli anni ’70 si affaccia sulla scena dell’arte italiana e internazionale, un movimento con una sua marcata personalità: la “Transavanguardia”.

Si tratta di una risposta alle tendenze concettuali e minimaliste, che sono stati e sono la vera chiave di lettura – se non addirittura il senso – dell’arte moderna e contemporanea.
Una grande libertà di stili si unisce a un ritorno alla figurazione e all’espressione emozionale dell’artista.
Dal mio punto di vista è una sorta di terzo espressionismo del XX Secolo, dopo i francesi e i tedeschi di inizio Novecento e gli espressionisti astratti del secondo dopo guerra.

Tra i suoi artisti più noti troviamo Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Nicola De Maria.

Ne “Il Pittore”, una figura imponente e massiccia, quasi monumentale, domina la composizione con una fisicità che richiama l’arte classica e rinascimentale.
Tuttavia, Chia reinventa questa tradizione con una sensibilità contemporanea, utilizzando colori accesi e un tratto espressivo che conferiscono all’opera una dimensione onirica e surreale.
I pennelli, le tele o gli strumenti presenti nell’opera non sono meri oggetti, ma sembrano simboli del potere trasformativo dell’arte e della capacità dell’artista di costruire mondi.

E così il gesto creativo si pone come incontro tra memoria e invenzione, trasformando l’arte in pura forza vitale.