
Era solamente una donna …
… e per di più giapponese.
Infranse i confini dello spazio …
… e divenne la padrona dell’infinito.
Classe 1929, Yayoi Kusama è oggi una delle figure più influenti sulla scena dell’arte in Giappone.
Venerata da un pubblico immenso, venne definita dal New York Times, “Forse la migliore artista emersa dagli anni ’60”.
E certamente, si può dire, è la più instagrammata al mondo.
Dopo molti contrasti in ambito familiare, la giovane Yayoi ebbe il permesso di frequentare la scuola d’arte, ma solo a condizione che partecipasse anche alle lezioni di etichetta.
Accettò il compromesso, ma a scuola di etichetta non ci andò mai.
Quando da piccola disegnava, sua madre le strappava i disegni dalle mani.
Il clima di panico e isteria di quella situazione, misti al bisogno di concludere ciò che stava disegnando prima le fosse portato via, influenzò il suo processo creativo, portandola a ultimare in maniera rapida e furiosa il disegno.
E così “Kusama non fa mai prove. Crea in modo istantaneo. E istantaneamente crea l’opera perfetta”.
Dal 1977 vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale.
Il suo stile combina elementi d’arte contemporanea, surrealismo, pop art e minimalismo.
La sua opera abbraccia diversi media tra cui pittura, scultura, installazione, performance e arte digitale.
Ha anche collaborato con Vuitton, creando tra l’altro delle borse da donna di una bellezza indescrivibile.
Ma il suo “marchio di fabbrica” sono i motivi ripetuti, soprattutto gli iconici “polka dots” e i “net patterns”.
Se si volesse in un concetto distillare la sua poetica, personalmente direi che il suo lavoro è l’esplorazione psichedelica del concetto di infinito, al fine di indagare la relazione dell’individuo con l’universo.
I suoi famosi “punti” sono l’annullamento dell’individualità e dell’ego e il ritorno alla natura primordiale dell’esistenza e, forse, anche un percorso di catarsi coprendo tutto e ridando ordine e senso al caos.
Oggi vi presento Infinite Accumulation (2024), ma nei prossimi Sabati proporrò i suoi lavori più iconici.
Ho scelto quest’opera perché è la più recente ed è stata inaugurata questo agosto, nell’ambito del grande progetto artistico che ha interessato la Elisabeth Line (la famosa linea viola) della metropolitana di Londra, dedicata alla Regina.
Nell’idea dell’artista, che trova nel processo di accumulazione (di pois, innanzitutto) la migliore traduzione visiva dell’infinito, “le sfere simboleggiano l’unicità delle personalità individuali, mentre il supporto curvilineo che le collega ci permette di immaginare la struttura sociale sottostante”.
L’installazione, che raggiunge i 10 metri d’altezza, è la più grande opera d’arte pubblica che Kusama abbia mai realizzato.

