Sempre rimanendo nell’ambito della pittura non figurativa, possiamo goderci per qualche Sabato alcune interessanti opere della c.d. “Arte informale”, anche conosciuta come “Espressionismo astratto” (in USA).

Si tratta di una corrente artistica sviluppatasi in Europa e negli Stati Uniti d’America, negli anni ’50 del Novecento.

Le devastazioni e le sofferenze della seconda guerra mondiale avevano fatto venire meno ogni certezza, suscitando una forte critica verso il vincolo delle forme per lasciare spazio all’esperienza, alla passione, alla vibrazione e alla tensione del momento creativo, avulso dalla ragione.

L’arte viene principalmente vissuta come l’atto del dipingere.

Evidenti sono le influenze del Dadaismo, dell’Espressionismo e del Surrealismo.

Anche la ricerca dei materiali, soprattutto poveri, attira l’attenzione degli artisti.

Pittori significativi sono Mark Rothko, Franz Kline, Willem de Kooning, Jackson Pollock, Lucio Fontana e Alberto Burri.

In “Interchange” de Kooning dipinge un paesaggio di New York, città dove viveva in quel periodo.

Le pennellate fluide e incisive creano una danza di forme e colori, trasmettendo un senso di movimento ed energia che pervade l’intera composizione. L’uso audace dei contrasti, sia di colore che di texture, conferisce all’opera una profondità e una vivacità straordinarie. De Kooning è riuscito a trasferire una tensione emotiva palpabile attraverso la sua pennellata decisa, creando una sinfonia visiva che cattura l’anima dello spettatore. Interchange è un capolavoro dell’arte astratta, un’esplosione di creatività e un invito a esplorare le infinite possibilità dell’arte.

Per un certo periodo questa è stata l’opera più pagata di tutti i tempi, con il prezzo battuto all’asta di 300 milioni di dollari.

“Non mi ha mai interessato il modo di realizzare un buon dipinto. Non dipingo inseguendo l’idea della perfezione, ma per vedere fino a che punto riesco a spingermi” (Willem de Kooning).