
Un altro popist italiano è stato Tano Festa, una figura di grande rilievo, legata come Mario Schifano, Mimmo Rotella e Franco Angeli, alla “Scuola di Piazza del Popolo”.
Reinterpretando il messaggio (e il linguaggio) dalla Pop Art americana, che si concentrava prevalentemente sull’iconografia della cultura di massa e dei consumi, Festa recupera la tradizione artistica italiana, lavorando su elementi classici come le opere di Michelangelo e Leonardo da Vinci e sui simboli e gli archetipi dell’arte rinascimentale.
I suoi lavori si appropriano di figure e dettagli famosi, come i profili delle statue e le immagini architettoniche delle opere classiche, rielaborandoli in uno stile semplice e concettuale, quasi minimalista.
Le sue opere sono un grande omaggio alla cultura del passato ma contengono anche una critica e una riflessione su come trattiamo e percepiamo la tradizione nell’epoca contemporanea, e su come iconiche immagini del passato siano diventate parte del nostro immaginario collettivo, adattandosi a nuovi significati.
Ne “La creazione dell’uomo”, Festa si appropria di un dettaglio del celebre affresco “La Creazione di Adamo” di Michelangelo nella Cappella Sistina, estrapolando e isolando le mani che si sfiorano, trasformandole in un simbolo universale.
L’opera è caratterizzata da linee essenziali e colori piatti, tipici del linguaggio pop.
Vengono eliminati i contesti narrativi e le sfumature tridimensionali, riducendo il gesto iconico a una versione grafica, quasi pubblicitaria.
Il vuoto tra le mani diventa uno spazio di interpretazione, un invito a riflettere su ciò che manca e su ciò che possiamo aggiungere noi stessi come osservatori.
Perché forse l’atto creativo non è mai veramente concluso.
ndr:
Un caro grazie alla Collega Cristina Bassani, che segue sempre questa rubrica con interesse e simpatia.

