Oggi propongo quella che, per bellezza, intensità e significato, considero l’opera della mia vita.

Si tratta di una xilografia in stile ukiyo-e del pittore giapponese Hokusai, che è diventata un’icona anche per noi occidentali.

Una grande onda si solleva dal mare tempestoso a sinistra e incombe su alcune imbarcazioni che si trovano sotto di essa. Sulle due barche si scorgono alcuni pescatori disposti su due file. La sagoma del Monte Fuji svetta all’orizzonte oltre il mare. In alto a sinistra è stampata la firma di Hokusai.

La grande onda veicola un grande significato simbolico e spirituale.

Si può interpretare come la contrapposizione tra la forza della natura e la fragilità umana.

Il Monte Fuji sullo sfondo è un elemento religioso che osserva indifferente il compimento del dramma.

La stessa onda viene antropomorfizzata: la forma della spuma è simile a una mano che sembra abbattersi e artigliare i pescatori sottostanti.

Hokusai organizza lo spazio tridimensionale utilizzando alcuni accorgimenti prospettici. Il monte Fuji è rappresentato al centro dell’incavo dell’onda con dimensioni ridotte rispetto alle due onde di sinistra e ai montanti di quelle di destra. La profondità della scena è quindi sottolineata da questo contrasto di grandezze. Inoltre il colore sottolinea i diversi piani in profondità.

Questa tecnica è estranea alla pittura tradizionale giapponese nella quale la grandezza delle figure è motivata dalla loro importanza, con una prospettiva cosiddetta “gerarchica”, come nelle rappresentazioni della cultura dell’antico Egitto.

Hokusai realizza il movimento dell’onda contrario al senso di lettura orientale. L’osservatore orientale si immedesima così con i pescatori e procede con loro verso sinistra. L’onda minacciosa invece sbarra loro la strada giungendo da sinistra e creando un elemento di sorpresa e di minaccia. Per l’osservatore occidentale, invece, è l’onda ad essere concepita come il soggetto del dipinto, poiché si muove nel senso della lettura ossia da sinistra a destra.

Un capolavoro assoluto che ogni volta mi travolge.