Oggi una piccola “coda” degli anni cinquanta, dei quali abbiamo molto parlato nei nostri ultimi appuntamenti settimanali: la pittura c.d. “nucleare”.
E del resto siamo in tema se consideriamo la recente uscita del film “Oppenheimer” del regista Christopher Nolan.

Come lo Spazialismo di Fontana anche l’arte nucleare si può collocare nell’ambito dell’“Informale”. Fu peraltro un momento in cui Milano è stata al centro dell’arte mondiale: su questi due movimenti infatti tutti gli occhi erano puntati.

L’Arte nucleare si sviluppò sotto la guida del pittore Enrico Baj e dell’architetto e designer Sergio Dangelo, insieme ad altri artisti come Gianni Bertini e Sergio Lombardo.
L’approccio era interdisciplinare e cercava di coniugare l’arte con le scoperte scientifiche e le nuove tecnologie, tra cui l’energia nucleare. Il piglio era provocatorio e sperimentale. Gli artisti cercavano di trasmettere un senso di incertezza e inquietudine in relazione alle potenzialità distruttive delle armi nucleari e alle trasformazioni radicali portate dalla scienza, con un intento di critica sociale e politica.

Nel “Manifesto dell’Arte Nucleare”, di Enrico Baj e Sergio Dangelo del 1951 si legge: “i Nucleari vogliono abbattere tutti gli “ismi” di una pittura che cade inevitabilmente nell’accademismo, qualunque sia la sua genesi. Essi vogliono e possono reinventare la Pittura. Le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio. […] La verità non vi appartiene: è dentro l’atomo. La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità.”

Accanto al Manifesto, ho scelto di proporre “Figura atomica” (1951), “Due bambini nella notte nucleare” (1956) e “Al fuoco , al fuoco!” (1963 -1964) tutti di Baj.

Trovo questi lavori davvero belli, potenti e struggenti allo stesso tempo … come il terribile ordigno.