Proseguendo con il futurismo – che concluderemo Sabato prossimo in grande stile – dopo il movimento e la velocità, parliamo del rumore.

Russolo fu soprattutto musicista e compositore e più marginalmente pittore.
E’ firmatario del Manifesto “L’arte dei rumori” (1913) in cui si teorizzava una musica costituita da rumori puri invece che da suoni armonici.
Il lavoro è considerato uno dei testi più importanti e influenti nell’estetica musicale del XX secolo.

Così scriveva, tra tra l’altro, “Noi futuristi abbiamo tutti amato e profondamente gustato le armonie dei grandi maestri. Beethoven e Wagner ci hanno squassato i nervi e il cuore per molti anni. Ora ne siamo sazi e godiamo molto di più nel combinare idealmente dei rumori di tram, di motori a scoppio, di carrozze e di folle vocianti, che nel riudire, per esempio, l’”Eroica” o la “Pastorale”.”

Nell’opera pittorica che propongo oggi si vede un angolo acuto rosso, formato da sagome umane, che sfonda la resistenza del blu, la forma oscura dell’ordine e della tradizione. L’energia sprigionata dalla folla vociante che partecipa ad una manifestazione, si propaga così per tutta la città in forma di linee geometriche che ricordano delle frecce, segno di potenza, velocità, rumore ed energia.

Il quadro venne scelto da Marinetti come icona del futurismo per la mostra di Parigi del 1912.