Concludiamo l’incursione cubista accennando al “Cubismo orfico”.

Questo modo di dipingere appare più libero, vitale e poetico rispetto alla rigidità e all’austerità del primo Cubismo e il colore fa da protagonista in tutte le sue sfaccettature.

Il termine “orfismo” venne coniato dallo scrittore Guillaume Apollinaire in riferimento a Orfeo, poeta della mitologia greca, per riflettere il desiderio di questi artisti di apportare un nuovo elemento di lirismo e di colore al cubismo austero e intellettuale di Picasso, Braque e Gris.

Nel movimento troviamo oltre a Delaunay, Marcel Duchamp, Fernand Léger, Francis Picabia e Frantiìek Kupka.

In realtà è spesso difficile imbrigliare gli artisti in un filone preciso, sia perché i movimenti d’avanguardia ebbero durate diverse e comunque di solito brevi rispetto alla vita dei vari artisti – che poi virarono verso altre sperimentazioni – sia perché i confini delle loro sensibilità erano assai oscillanti.

Delaunay indagò gli aspetti legati al dinamismo degli oggetti proiettati nelle tre dimensioni, la loro compenetrazione e l’incidenza dei colori sui profili della composizione.

Ne “La Torre Rossa” – ossia la Torre Eiffel – di cui peraltro l’Autore realizzò una quantità di versioni anche molto diverse tra loro, troviamo il simbolo della modernità.

La realtà è scomposta e analizzata in tutti i suoi vari aspetti e la torre trasmette un acceso dinamismo conferitole dalla rotazione e dalla visione simultanea di tutte le facce che la compongono in momenti diversi: una visione spazio temporale dinamica che si avvicina moltissimo al Futurismo italiano.

Il colore assume un significato profondo perché non è un semplice elemento identificativo reale ma è il tramite che costruisce la forma. Interessante e la contrapposizione tra il rosso della torre e i grigi e i blu degli oggetti nel contorno.