Un altro protagonista dell’Action Painting è stato William Congdon.

Benché della stessa importanza di Pollock, Rothko e de Kooning, è forse il più trascurato dei pittori di quella straordinaria stagione.

Visse a lungo in Italia e trascorse gli ultimi anni della sua vita a Buccinasco, vicino a Milano, nel monastero benedettino La Cascinazza.

Quando approdò in Europa – e ciò avvenne durante la seconda guerra mondiale  come autista di ambulanze – comprese subito quanto il messaggio del vecchio continente fosse importante per la sua identità e non seppe più distaccarsene.

E’ forse anche per questo che Congdon è stato quasi dimenticato, soprattutto nella cultura americana: perché non gli fu perdonato di aver voluto dialogare con quegli strani e complessi europei.

La pittura di Congdon si caratterizza per la sua spinta espressionista, l’uso simbolico del colore, la dualità tra astratto e figurativo, la spazialità e la profondità, nonché, soprattutto dopo la conversione, per l’esplorazione dei temi spirituali.

Molto significativo fu il suo periodo veneziano, durante il quale dipinse quadri meravigliosi, esposti in una mostra allestita una decina di anni fa da Ca’ Foscari, dal titolo “William Congdon a Venezia (1948-1960): uno sguardo americano”.

Oggi vi propongo una rassegna di queste sue opere.

Così scrisse Peggy Guggenheim nel 1953: “William Congdon è l’unico pittore, dopo Turner, che ha capito Venezia, il suo mistero, la sua poesia, la sua passione. Il suo modo d’esprimersi è moderno, la sua comprensione vecchia quanto la città stessa. Egli ha saputo cogliere l’effettiva essenza di molti secoli e fonde questa visione in un sogno così fantastico e bello che i suoi dipinti lasciano senza respiro […] Sono fatti di lava; sono lampeggianti; palpitano della vita e della passione di tutti i veneziani che da lungo tempo riposano nella loro ultima dimora.”