In questo mese di Febbraio faremo un viaggio attraverso un’altra importante avanguardia storica del ‘900: il “Cubismo”.

Se con l’Espressionismo abbiamo visto smontata la fedeltà coloristica e deformata la prospettiva, con il cubismo viene invece disarticolata l’unitarietà delle forme.
E se il Futurismo dà uno slancio di dinamismo e velocità, il cubismo ferma il tempo e lo scompone in infiniti attimi tutti contemporanei.

Gli oggetti non sono più immediatamente riconoscibili ma appaiono costituiti da tanti frammenti di forme in modo apparentemente scomposto.
La chiave di lettura è questa: si vuole mostrare contemporaneamente i diversi lati osservati da più punti di vista.

Il grande debito di questo salto iniziatico colossale è verso Paul Cézanne nei cui quadri è abbandonato l’unico punto di vista a favore di angoli visivi diversi, sovente impercettibili a un primo sguardo.
I pionieri del movimento cubista furono Pablo Picasso e Georges Braque.

“Les Demoiselles d’Avignon” è il primo lavoro cubista.

Cinque ragazze si propongono alla vista dell’osservatore. Sono disposte frontalmente e mostrano in modo sfacciato la loro nudità.
Ciascuna ha una forma anatomica diversa e ciascuna è interpretata con uno stile autonomo: evidenti sono ad esempio le tracce della vibrante arte africana, della semplicità di quella greca e delle geometrie egizie.
Il colore è forte, non modulato dal chiaroscuro e steso in campiture piatte.
La scena nell’insieme pare tratta da un palcoscenico teatrale.
Non vi è profondità nello spazio rappresentato, ma una integrazione bidimensionale tra le forme e lo sfondo.

L’opera di oggi è in assoluto una delle più importanti della storia dell’arte occidentale, per la straordinaria forza di frattura che ha saputo imprimervi.