Un oggetto. Potremmo dire una scultura.
Un grande volume corredato da nastri segna pagina e da una copertina di tela.
Lo spazio delle pagine è stato però rimosso e i fogli ridotti a cornice.

Un vuoto assoluto di grande impatto.

Un’opera che, in linea con altre esperienze dell’arte concettuale, ci parla del limite insito nella parola, e forse in ogni altro linguaggio.

Ma soprattutto un invito a riflettere.
Perché la vita non è una sequenza di certezze; perché la nostra esistenza è una narrazione dove tutto è possibile; perché la forza del racconto sta proprio nella sua capacità di svolgersi e di cancellarsi.
Ma sopratutto perché per andare avanti è necessario sia ricordare che dimenticare.