Andy Warhol è stato forse l’artista più acuto e geniale del suo tempo.
A partire dagli anni 60, nella ormai nuova capitale dell’arte New York, fu la figura predominante del movimento della Pop Art.

Ma perché è così importante il suo messaggio, seppur a prima vista “affogato” nella giocosità delle sue colorate immagini?

A mio modo di vedere la “Marilyn Monroe” di Andy Warhol è solo un altro modo di esprimere il concetto contenuto nella famosa frase “Dio è morto”, del “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche.

La perdita dei valori tradizionali dell’occidente? Si, ma in che senso?

Senza voler formulare alcuna valutazione etica o di valore, la constatazione asettica è la seguente: mentre in passato senza la parola “Dio” non era possibile comprendere alcunché del mondo e della società, oggi solo se mancasse la parola “denaro” non sarebbe più possibile alcuna decodificazione.

Non posso tacere: un concetto che ritroviamo, sia pure in altre forme e modi, anche in Pasolini.

Protagonisti diventano così i suoi Marilyn, Elvis, Mao, i barattoli delle minestre Campbell’s, la bottiglietta della Coca Cola, il simbolo del dollaro e così via, icone e miti del tutto autoreferenziali che rappresentano il nuovo codice di lettura della realtà.

E’ in questo contesto che, secondo Warhol, il pittore perde il monopolio dell’immagine ed è invece questa a dare il “senso” della sua ragion d’essere.

Warhol sentiva di vivere la triste scomparsa della figura dell’artista che non poteva più essere tale, e a suo modo accettò di non esserlo.
Ma lo fece in un modo formidabile.