L’opera supera i 2 metri di lunghezza ed è composta da un groviglio di strati di vernice grigia, color crema, nera e oro.

Ispirandosi ai riti degli indigeni americani e in particolare alle sand paintings degli indiani navajos, Pollock aveva maturato l’idea di stendere la tela sul pavimento del suo studio e di cominciare a dipingerla senza un progetto preciso e senza preoccuparsi di evitare che le tonalità cromatiche si mescolassero tra loro; attingendolo con una spatola delle latte di vernice, distribuì a pioggia il colore puro sulla superficie stesa, girandole attorno, senza distinguere eventuali versi e direzioni dell’immagine.

“Number 1” è il risultato di ripetuti passaggi sulla tela della mano che, utilizzando ogni volta un colore diverso, cerca di distribuirlo fino a coprire l’intero spazio a disposizione, ottenendo un effetto di assoluto horror vacui.

Questo personale modo di dipingere, nel quale non vi è centro né verso di osservazione e la composizione si presenta direzionalmente indeterminata, dà origine a una pittura detta all over “a tutto campo”, volta a invadere ogni centimetro di tela, dando la sensazione che l’opera non abbia né un inizio né una fine e che il quadro sia dilatabile all’infinito.

A proposito di questa tecnica di pittura e della travolgente passione dell’Autore, scrisse il fotografo Hans Namuth nel 1950, in occasione di un servizio che ritraeva Pollock mentre era all’opera:

“Una sgocciolante tela bagnata ricopriva l’intero pavimento… Vi era totale silenzio… Pollock guardò il dipinto. Poi, inaspettatamente, raccolse barattolo e pennello e iniziò a muoversi attorno al quadro. Era come se si fosse improvvisamente reso conto che il quadro non era ancora finito. I suoi movimenti, dapprima lenti, diventarono via via più veloci e più simili ad una danza mentre scagliava pittura colorata di bianco, nero e ruggine sulla tela. Si dimenticò completamente che Lee ed io eravamo lì; sembrava non sentire il click dell’otturatore della camera fotografica… Il mio servizio fotografico continuò per tutto il tempo in cui dipinse, forse una mezz’ora. In tutto quel tempo Pollock non si fermò. Come può una persona mantenere questo livello di attività? Alla fine disse: «Ecco fatto».”