La tela si ispira al personaggio di Ofelia dell’Amleto di Shakespeare.

Ofelia, appena caduta nel ruscello è distesa a filo d’acqua con le mani aperte; lo sguardo è perso nel vuoto e diretto in alto; le labbra sono semiaperte e sussurrano un canto; intorno a lei, sull’acqua, galleggiano fiori di diverse specie; il suo corpo è circondato da piante palustri.

Nel dipinto sono distribuiti vari messaggi simbolici: il pettirosso a sinistra è un simbolo del sacrificio e della passione di Cristo; le margherite simboleggiano invece l’innocenza; le viole l’amore non corrisposto; i papaveri il sonno mortale e l’ortica il dolore; il salice infine ricorda l’abbandono amoroso.

Millais realizzò l’opera per la parte superiore di un lussuoso baldacchino imperiale. Per questo motivo la tela presenta uno sviluppo orizzontale e i due angoli superiori sono smussati.

La modella fu Elizabeth Siddal, futura moglie dell’amico Dante Gabriel Rossetti.

Per riprodurre fedelmente l’annegamento della fanciulla, Millais la fece immergere in una vasca da bagno riscaldata con delle candele. La resistenza della ragazza fu notevole, anche quando malauguratamente il riscaldamento cessò di funzionare, ma contrasse una severa bronchite che ne minò definitivamente la salute.

Il pittore fu così costretto a pagare un risarcimento alla famiglia della ragazza.

Questo particolare mi fa molto pensare sull’estrema serietà con la quale – pur nella spericolatezza – un artista affronta il proprio demone.