Benché personalmente sia più propenso a vedere la Pop Art come un grande atto di denuncia dell’effimera società contemporanea dei consumi, della guerra e della omologazione, essa è anche autorevolmente considerata quale abile operazione di marketing del modello americano.

Negli anni ’60 l’Europa cominciava a riposizionarsi rispetto agli USA: è così la Francia usciva dal comando militare integrato NATO; in Germania si vedevano i primi scioperi; e l’Italia entrava nell’esperienza del centro sinistra con i socialisti al governo.
Era ora per l’America di rimettere in chiaro le cose, ma con mezzi nuovi, più penetranti: la “cultura”.

Leo Castelli – il proprietario dell’omonima galleria epicentro della Pop Art e grande mercante d’arte – era uomo dal passato enigmatico e si dice collaborasse con i servizi segreti americani.
Fu lui ad esportare nel mondo il messaggio “popist”.
L’Europa – fino ad allora depositaria della parte più influente della cultura occidentale – venne incredibilmente sedotta e travolta da questa strana nuova arte.
Di più. Si accettò l’idea che essa fosse un fenomeno tutto nord americano, mentre abbiamo visto, non solo che nacque nel Regno Unito ma chi lì ebbe – almeno a mio giudizio – la sua espressione più bella e raffinata.

Per me l’arte è prima di tutto segno del costume di un’epoca e l’artista un visionario che tale costume immortala, quando addirittura non anticipa. E fa ciò in un modo talmente tanto travolgente ed iconico da trasformare la mera narrativa in sacramento.

Oggi vi propongo un esempio con i famosi “car crash”.
Andy Warhol ha consegnato all’umanità diverse serie di serigrafie che racconteranno ai posteri cos’è stata la nostra epoca.
E così scene di incidenti stradali, suicidi, sale operatorie, sedie elettriche, foto segnaletiche di criminali ed armi.
Un immaginario ancora più eloquente dei barattoli di minestra e delle pop star.

Ma attenzione si tratta di “un costume”, di “un modello”, di “una cultura”: quella americana. E non importa che sia dolce o amara, bella o brutta, sana o malata, purché e a condizione che divenga un codice comune.