Considerato il “più surrealista dei surrealisti”, con Joan Miró concludiamo il nostro viaggio nel movimento.

Se in Dalí, Magritte, Ernst e De Chirico la figurazione è quasi iperrealista e ad immergere l’osservatore nell’immaginario subconscio del pittore è l’affiancamento di personaggi e oggetti in contesti improbabili e onirici, in Mirò sembra quasi che si viri all’astrattismo.

“Paesaggio catalano” – altrimenti conosciuta come “Il Cacciatore” – è un’opera ispirata alla vita nella fattoria della famiglia del pittore a Montroig, in Catalogna.

Un insieme fantasioso di forme, animali e vegetali si susseguono in un contesto a tratti bucolico, quale metafora della fuga dalle “malefatte dell’umanità”.

E’ di Miró  la frase “Sono riuscito a scappare nell’assoluto della natura”.

Il cacciatore è la figura in piedi a sinistra che fuma la pipa e tiene in una mano un coniglio e nell’altra un fucile fumante.

Tra gli altri oggetti vediamo, sulla destra in basso la parola “sard”, abbreviazione di “Sardana”, la danza nazionale della Catalogna; in alto a sinistra le bandiere francese e catalana e un po’ sotto quella spagnola, che fanno riferimento alle mire autonomiste della Catalogna, e poi la consueta scala, ricorrente nei suoi lavori, che simboleggia la fuga dalla realtà.

Mirò riesce a dare vita ad ogni oggetto, conferendogli un aspetto magico, nella convinzione che tutto possegga un’anima.

Si possono forse notare in questo lavoro diversi influssi: arte preistorica (stilizzazione e tema della caccia), tonalità fauves (i colori), cubismo e dadaismo (la scritta troncata), astrattismo (la tendente scomparsa della figurazione).

Celebre è il pensiero che il poeta surrealista Jacques Prévert scrisse su Miró: “Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”.