Quando l’arte incontra l’ossessione, anche un semplice frutto può diventare leggenda.

Salutiamo oggi Kusama, nell’ultimo incontro a lei dedicato, parlando delle sue creazioni forse più belle: le “Punpkin”.
Raffinatissime zucche ricoperte dai pois, compaiono spesso nelle sue sculture monumentali, nei dipinti, nelle installazioni, negli oggetti di design, nelle stampe e nelle illustrazioni.
Vi propongo qui una piccola rassegna di quello che può essere considerato il suo vero emblema.
Deliziosa è, nell’immagine in basso, la creazione di Vuitton, nata dalla collaborazione con l’Artista.

La zucca è per Kusama più di un semplice frutto. È una figura di conforto e di stabilità, un rifugio visivo nell’universo complesso e talvolta caotico che esplora attraverso la sua arte.
Si tratta di un elemento intimamente connesso all’infanzia, correlato al ricordo di momenti familiari vissuti in Giappone, dove la zucca veniva coltivata frequentemente.

Anche le “Pumpkin”, nel linguaggio di Kusama, giocano moltissimo con la percezione dello spazio e delle forme, un po’ come nelle sue famose “Infinity Room” che abbiamo già visitato.
I motivi a pois – che come abbiamo visto sono una costante nel suo lavoro – rimandano al desiderio di trasmettere il concetto di perdita del sé nell’infinito.
Ogni pois, eternamente ripetuto, dissolve i confini personali, trasformando l’individualità in una parte del tutto.
E così, attraverso l’uso di motivi ripetuti e di colori brillanti, Kusama riesce a trasformare una semplice zucca in un simbolo universale, capace di attrarre lo spettatore e invitarlo a riflettere sull’infinità del mondo naturale.

Kusama trasforma l’ordinario in eterno ed offre a tutti noi, con il suo amato frutto, un piccolo ma garbato ristoro alla complessità dell’essere.

ndr:

Dedico questa recensione al Collega Gianni Barillari, con profonda ammirazione per il suo impeccabile modo di essere.