Oggi vi propongo il leggendario “Quadrato Nero”.

La prima versione venne realizzata nel 1915 e ad essa seguirono quattro varianti.
L’opera è considerata il “punto zero della pittura” in quanto incarna la frattura fra il dipinto rappresentativo e quello astratto.

Quando venne esibito per la prima volta all’Ultima mostra futurista «0,10»” nell’allora Pietrogrado, Malevič pose il quadro in alto nell’angolo della sala all’incrocio di due pareti. Era la stessa posizione, considerata sacra, in cui venivano poste le icone ortodosse russe dei santi all’interno delle abitazioni.
Il messaggio era chiaro: “Quadrato Nero” era la nuova icona dei tempi moderni.

A proposito del movimento da lui creato, Malevič scriveva “Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte. Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. L’oggetto in sé non significa nulla. L’arte perviene col suprematismo all’espressione pura senza rappresentazione”.

Le crepe che vediamo oggi sul quadro non furono realizzate dall’artista ma sono il risultato di una pessima conservazione dell’opera, come pure lo è lo stato del colore.
Del resto Malevič, emarginato dal regime bolscevico, cadde presto nell’oblio. “Quadrato Nero” venne messo da parte in un archivio e classificato “fra i più modesti tesori dello Stato”.
Ma un tesoro non è mai modesto, specie se quel tesoro è “il punto zero della pittura”.