Continuando il viaggio nell’Astrattismo, oggi ci tiene compagnia Paul Klee, il quale ha attraversato diverse avanguardie, mantenendo tuttavia una cifra stilistica molto personale.

Benché di solito si pensi a Picasso o a Kandinskij, forse non tutti sanno che Klee è considerato da numerosi storici dell’arte, il massimo pittore del XX Secolo.

Artista vibrante ma anche teorico raffinato ed ideativo, il rilievo di Klee per la concezione artistica nella modernità è pari a quello di Leonardo nel ‘400.

Nel saggio “La confessione creatrice”, Klee scrisse: “L’arte non deve riprodurre il visibile ma deve rendere visibile”.

Violinista professionista già all’età di undici anni, divenne poi membro dell’orchestra municipale di Berna e la musica ispirò fortemente la sua pittura.

Insegnò anche arte al Bauhaus di Weimar.

La produzione artistica che lasciò fu amplissima – circa novemila opere – e di una qualità stupefacente.

A differenza dell’amico Kandinskij, che, a suo dire, viveva nel mondo dell’“Iperuranio” (con il più completo abbandono del sensibile) e dell’amico (Franz) Marc, che invece era profondamente ancorato alla dimensione materiale (con la carnalità dei suoi splendidi animali), Klee diceva di vivere in un mondo “intermedio”, quello abitato dai morti e dai non nati, cioè dalle infinite possibilità che non sono state date e che spettava a lui realizzare.

Maestro assoluto dei colori (importante fu un breve viaggio a Tunisi che ispirò i suoi inconfondibili toni caldi), egli scrisse: “Il colore mi possiede, non ho più bisogno di inseguirlo; mi possederà per sempre, lo so. Io e il colore siamo una cosa sola. Sono pittore”.

“Strada principale e strade secondarie” richiama le pianure che conducono al fiume Nilo (in alto). L’opera suggerisce la dialettica tra un tema principale e dei temi secondari: una metafora di possibili diversi progetti di vita. La tecnica è quella della progressione cardinale, ossia linee orizzontali che si dividono ogni volta che una di queste entra in contatto con linee verticali o oblique. I colori sono di una raffinatezza disarmante. Un’opera molto ragionata che parla al sentimento, all’emozione e alla sensibilità.

Mi (dis)piace concludere ricordando che anche le sue opere furono esposte dai nazisti nella vergognosa “Mostra d’arte degenerata”, che ritengo possa dare, più di tanti discorsi, il segno di quella devastante deriva umana, e della quale un giorno vi parlerò.

Paul Klee, ricordiamocelo, è il genio del ‘900.