La ricerca nell’ambito dell’arte concettuale di Boltanski pone il proprio centro nella memoria individuale e collettiva.

Passato e presente dialogano sulla nostra relazione con il tempo, la storia e il dolore di ciascuno e di tutti.
Accanto ad una ricerca nel proprio passato, testimoniata ad esempio da altari di foto, vi è quella relativa a drammatiche vicende corali, tra le quali ha un ruolo centrale l’Olocausto.

In Italia, e specificamente a Bologna, ricordiamo l’installazione permanente sulla tragedia di Ustica (in basso).
L’Artista ricorda le ottantuno vittime del disastro aereo attraverso altrettante luci che dal soffitto si accendono e si spengono al ritmo di un respiro.
Ottantuno specchi neri circondano il velivolo ricostruito, riflettendo l’immagine di chi percorre il ballatoio.
Dietro ad essi alcuni altoparlanti emettono frasi sussurrate che contrappongono e sintetizzano, normalità, casualità e ineluttabilità.
Intorno ai resti del DC9 casse coperte da drappi neri contengono oggetti personali appartenuti alle vittime.

Nell’insieme un linguaggio silenzioso e potente, di fronte al quale risulta impossibile fuggire la commozione.