La pala accosta due episodi evangelici: in alto la Trasfigurazione con Gesù su una collinetta affiancato dai profeti Mosè ed Elia, con gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e in basso gli altri apostoli con il fanciullo ossesso, che sarà guarito da Gesù al ritorno dal Tabor.
La luce è meravigliosa e la contrapposizione tra le due scene imprime all’opera un dinamismo e una forza impressionante.

Raffaello fu una figura unica e magica.

Di lui scrisse Henry Fossion:
“Quel giovane così bello, con la testa piegata sul collo delicato e quell’atteggiamento fiero e indifferente, non sembra destinato a un’eterna adolescenza? Ha la grazia di una fanciulla, porta un nome da arcangelo, dolce come un soffio o come un canto. La sua storia sembra una leggenda; è priva di avvenimenti tristi, abbonda di immagini gioiose, di ricordi felici, tutto sembra accadervi al momento giusto e come per miracolo. Egli non cessò mai di essere oggetto di amore e di amicizia.”

E Pietro Bembo ne fece l’epitaffio:
“Qui sta quel Raffaello, mentre era vivo il quale la Gran Madre delle cose temette di essere vinta, e mentre moriva, di morire”.