Gauguin è nell’immaginario collettivo associato alla Polinesia dove visse molti anni.
Per lui quella terra rappresentò un Olimpo naturale, composto da spiagge gialle o rosa e da vegetazione lussureggiante accesa da colori meravigliosi, fondale ideale per le pigre pose delle donne tahitiane, ritratte quasi come divinità.

In quest’opera tre figure si stagliano su uno sfondo vivido e colorato: due donne vicine a un giovane uomo visto da dietro.
Forse gli stanno offrendo una scelta tra vizio, simboleggiato dalla mela, e virtù, simboleggiata dai fiori.
Questa supposizione si lega ai personaggi allegorici di molti dei dipinti tahitiani di Gauguin in cui le idee di diverse culture si fondono.

Diceva Gauguin: “Io chiudo i miei occhi per poter vedere”.