E’ l’ultima opera pubblica, realizzata dal padre della street art l’anno prima di morire, sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio a Pisa.

Un meraviglioso inno alla vita, alla felicità, alla pace e all’armonia che potrebbero governare l’universo intero se solo si volesse, un murale gioioso, colorato e visionario.

Ogni personaggio è raffigurato in una posa particolare, assolutamente simbolica, per delineare la quale Keith Haring parte dal contorno nero a linea continua, fondamentale per contenere il colore, che per l’artista rappresenta il sangue.

Tutte le figure ballano a ritmo di musica africana, come illustrato dalle piccole linee nere vibranti e dai bastoni gialli agitati dal cane e dall’uomo che sostiene il delfino.

Keith Haring anche, alla fine, rappresenta se stesso. È l’uomo piccolo e giallo in basso, in posizione di fuga.

«Titoli? Una domanda difficile, perché non do mai un titolo a niente… Nemmeno questo dipinto ne ha uno, ma se dovesse averlo sarebbe qualcosa come… Tuttomondo!»