Un lavoro di due minuti, un mini film se confrontato con i tempi di uno spot.
Niente prezzi, niente offerte, un prodotto generico non brandizzato.

E’ chiaro quasi subito che chi ci parla ci sta portando da qualche parte.
Va in scena il dolore, il dolore di un’innocente.

Un caso nazionale.

Cari amici io la vedo così.

L’argomento lo sceglie l’artista.
Meglio una famiglia tradizionale con dei problemi che una famiglia arcobaleno felice?
La cosa non ci deve interessare. Se l’”artista” ha deciso così è solo affar suo.
Una delle opere più significative e rivoluzionarie della storia dell’arte è “Les demoiselles d’Avignon” di Picasso. Rappresenta delle prostitute in una casa di tolleranza ma a nessuno oggi verrebbe in mente, solo per questo, di mettere in discussione il caposaldo del movimento cubista.

Anche l’impianto dell’opera lo decide l’autore.
Una bimba che guarda mesta una pesca sul rullo di un supermercato pensando al suo papà e poi si sofferma a fissare una coetanea che ha intorno una famiglia felice.
Per decenni abbiamo digerito pubblicità con corpi seminudi, e non solo di adulti, e oggi ci sorprendono delle lacrime? Lo scopriamo ora che anch’esse sono un argomento di vendita? Ci indigniamo?
Ma è come accusare Cattelan di voler abilmente scioccare il pubblico con la sua opera “America” rappresentante un water d’oro, quando più di cento anni prima Duchamp rovesciava un orinatoio e lo chiamava “Fontana”.

I bambini vedendo la pubblicità potrebbero rattristarsi?
Con i bambini si deve elaborare il pensiero e insegnare a comprendere e a decodificare il mondo che è fatto anche di dolore. Certo se diamo loro da leggere i libri di Dahl manipolati dalla “cancel culture”, l’obiettivo rischia di diventare un poco più arduo.
Impariamo ad asciugare una lacrima piuttosto che a nasconderla.

E se poi ancora tutto questo non ci piace, ricordiamoci che molte cose hanno poco a che spartire con il buon gusto e a ben vedere, qualche volta, neppure con il gusto.

Verità e finzione, finzione e verità.
E alla fine mi è venuta in mente la frase iniziale di Anna Karenina, di Tolstoj: ”Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.