In una scuola media di Treviso due studenti musulmani sono stati esonerati dallo studio della “Divina Commedia”.
Sembra infatti che i genitori abbiano ritenuto l’opera offensiva per la cultura islamica.
Al posto della Divina Commedia i due ragazzi leggeranno Boccaccio.

Eviterei di “tagliare” la vicenda lungo la vena del conflitto tra civiltà, cosa che non solo sarebbe decisamente démodé, ma che porterebbe del tutto fuori strada.
Nella scuola, come pure nel resto della società italiana, non vi è alcun conflitto tra culture … e purtroppo, verrebbe da dire, giacché ciò presupporrebbe almeno una qualche vibrazione culturale.

Passiamo oltre su un piano un poco più concreto.

Il Canto XXVIII della Divina Commedia non è in grado di offendere uno studente musulmano, più di quanto il Canto XV uno studente omosessuale o il Canto XXXIII uno studente pisano (“Ahi Pisa, vituperio de le genti”).

Nella camera in cui dormo è appesa una meravigliosa Annunciazione.
Se non disponessi delle basi del Cristianesimo, l’immagine di fronte alla quale tutte le sere mi addormento così apparirebbe: un bellissimo ragazzo con grandi ali, davanti al quale una giovane donna posa in ginocchio con la bocca socchiusa.
Mi concederete che in questi termini la scena, nella migliore delle ipotesi, apparirebbe un poco eccentrica.
La mia sola cultura di base – notate, senza alcuna necessità di attingere alla fede – mi consente invece di percepire quell’opera come la rappresentazione di uno dei momenti più vibranti ed intensi della storia della Salvezza, oltre che di apprezzarne le qualità artistiche.
Analogamente se non avessi conoscenza del capitalismo, del denaro, della produzione industriale e del sistema mediatico, non potrei comprendere la Pop Art e, pazienza per Andy Warhol, ma non riuscirei neppure a decodificare pressoché nulla del mondo in cui vivo.

La comprensione della realtà e della cultura nella quale siamo è l’elemento fondamentale per vivere consapevolmente e quindi per poter scegliere.
Per questo non può essere omessa l’istruzione dei fondamenti del contesto.
La scuola, come ogni atra agenzia educativa (prima di tutte la famiglia), deve insegnare non solo il testo letterario, l’opera d’arte o gli eventi della storia, ma se mai come leggere quelle realtà, ossia come “decodificarle”.
In modo che esse non siano percepite né come offese, né come mezzi di imposizione ma diventino strumenti di crescita.
E forse un domani i nostri programmi potranno proporci anche qualcosa di altre culture, perché no.

Dimenticavo … siamo sicuri che la proposta delle novelle di Boccaccio a un musulmano osservante sia l’alternativa più “rassicurante” rispetto alla Divina Commedia?