In Germania lo slogan From the river to the sea, Palestine will be free è stato vietato in diversi contesti, a partire dal novembre 2023.

Dopo il divieto ufficiale di Hamas e dei suoi simboli da parte del Ministero degli Interni, lo slogan è stato classificato come “marchio” dell’organizzazione e quindi proibito sia durante manifestazioni pubbliche sia sui social media.

Le autorità tedesche, in particolare a Berlino e in Baviera, considerano l’uso della frase come incitamento all’odio perché viene interpretata come una “negazione del diritto all’esistenza di Israele” e, dunque, configurabile come reato di istigazione secondo il Paragrafo 130 del codice penale tedesco. Secondo la legge, chi usa pubblicamente lo slogan può essere oggetto di denuncia penale, rischiando una multa o, nei casi più gravi, fino a tre anni di reclusione.

Inoltre, i nuovi criteri per l’ottenimento della cittadinanza tedesca prevedono che chi diffonde, utilizza o anche solo mette like al motto sui social media possa essere escluso dalla naturalizzazione.

L’applicazione della legge non è uniforme su tutto il territorio tedesco, ma si può affermare che oggi rischia di essere perseguito penalmente chi, in Germania, proferisce pubblicamente lo slogan From the river to the sea, Palestine will be free, specialmente in manifestazioni o nel contesto di tensioni legate al conflitto israelo-palestinese.

In un continente che si è costruito sulla libertà di pensiero, oggi basta una frase per essere schedati, esclusi, condannati.
La libertà d’espressione non è morta.
Ma in Europa è sotto tutela, e il tramonto è già cominciato.

Con l’olocausto dei palestinesi di Gaza e la sua “scorta mediatica”, muore l’ umanità intera.
Muoiono l’Europa
e il sogno di civiltà che avevamo cullato.
Riemergono gli orrori del suprematismo e la crudeltà dei campi di sterminio.
Riemerge “il male” descritto dalla Arendt e raccontato da Levi.

Non è più “Never Again”.