Ha attirato la mia attenzione una meditazione di Papa Francesco del maggio 2018, sul “veleno della maldicenza”.

Mi pare che un cenno possa essere di interesse, indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno.

Ripercorro dunque alcuni passaggi del pensiero del Papa.

Con la tecnica della “finta unità” si inganna da sempre il popolo per fare, ancora oggi, i “colpi di stato” (piccoli o grandi che siano), condannare i giusti, eliminando le persone a colpi di chiacchiere.

L’unità declamata non è sempre autentica e genuina.

L’essenza della vera unità, testimoniata da Cristo nella sua preghiera al Padre «perché tutti siano una sola cosa», è coinvolgente e ha grandi orizzonti.

Ma vi è un altro tipo di unità, per così dire “congiunturale”, quella che hanno gli oppositori di Paolo che in blocco lo accusano (At 22,30;23,6-11). Coloro che erano congregati lì gridavano contro Paolo ma nessuno sapeva né ascoltava l’altro. Essi non sapevano cosa gridavano: erano stati chiamati solo per fare chiasso.

Questa strumentalizzazione del gruppo è una forma di grande disprezzo, perché lo vuole trasformare in massa.

Anche oggi, tuttavia, questo metodo è molto usato. Che sia in politica, nel luogo di lavoro, a scuola, in un’associazione e finanche in famiglia: due o tre persone incominciano a criticare un altro e a sparlare di lui, costruendo una finta unità per condannarlo. Insieme, osserva il Papa, si sentono sicuri e lo aggrediscono; poi però si separano e sparlano l’uno contro l’altro, perché in realtà sono divisi.

Il chiacchiericcio è un atteggiamento “assassino”, perché mira a  uccidere la reputazione della gente. L’unità è importante quando non è falsa e non è utilizzata per condannare persone (a volte scomode) e per portare avanti interessi particolari.

E mi sento di aggiungere che ciascuno di noi può essere presidio e bastione nei confronti di questo male. Domandiamoci sempre il perché qualcuno ci stia parlando di un’altra persona, soprattutto se la sta denigrando. E se la cosa realmente ci interessa – e a volte ciò è giusto perché anche voltare la testa può essere un pericolo – chiediamoci se abbiamo sentito l’altra “campana”, se abbiamo verificato quanto ci viene riferito, quali possano essere le finalità per le quali veniamo coinvolti e, sopratutto, se stiamo esercitando il nostro senso critico, per non essere a nostra volta strumentalizzati e divenire così involontari complici di questa modalità.

Ma non perdiamo mai la fiducia sul fatto che la verità prevale sempre e che i giusti rimangono il sale della storia umana. E noi, nonostante le nostre molteplici imperfezioni e debolezze, dobbiamo ambire ad appartenere a questa schiera, aiutandoci l’un l’atro perché ciò avvenga.