
La frase la sentiamo ripetere da quarant’anni, come un allarme automatico che non scatta mai. L’ha smentita persino il direttore della CIA.
Il paradosso? Israele la bomba ce l’ha già, ma non lo dichiara, non si sottopone a controlli, e soprattutto, nessuno osa ricordarglielo.
Ma oggi, chi prova anche solo a sollevare un sopracciglio, viene accusato di simpatie teocratiche o antisemitismo.
Tutto il contrario.
Il tema non è Israele, né l’Iran.
È l’ipocrisia morale dell’Occidente, che si pretende giudice etico universale, mentre brucia il Medio Oriente e con esso ogni propria credibilità.
In Ucraina il piano era semplice: marginalizzare Mosca, rompere i legami euro-asiatici, ridisegnare la sfera d’influenza.
Fallito!
Ora si ci riprova in Medio Oriente. Ma lo schema è identico: demonizzare chi si oppone; incensare e premiare chi si allinea; eliminare gli altri grandi interlocutori, quali Russia, Cina e Sud globale.
Non è difesa. È geopolitica imperiale. E l’etica non c’entra alcunché.
Qualcuno dirà: “almeno noi difendiamo la libertà delle donne iraniane!”.
Vero: in Iran le donne sono oppresse.
Ma quanto questo ci indigna veramente? Le stesse leggi esistono in molti altri Stati che nessuno nomina.
E noi? In Occidente abbiamo trasformato i corpi — anche quelli dei bambini — in merce pubblicitaria.
Abbiamo costruito una cultura dello sguardo predatorio, spacciata per emancipazione.
È questo il nostro modello civile?
Intanto, a Gaza si consuma un crimine di massa, sotto gli occhi compiaciuti di chi si dice “civile”.
Non è solo colpa di Israele (lo è in larga parte); è la bancarotta morale di un intero blocco di potere.
Ormai, davvero, non siamo più nella posizione di insegnare alcunché a nessuno.
Spiace. Ma è ora di ammetterlo.

