ll 2020, con l’inizio della pandemia, fu un anno complesso per tutti.
Nel tentativo di offrire un momento di leggerezza, iniziai a scrivere brevi recensioni su opere d’arte, condividendole ogni Sabato sui social.
Con il tempo, questa abitudine è diventata un appuntamento che mi ha accompagnato per anni, trasformandosi in un percorso di condivisione e riflessione.
“Arte per il Sabato” è nata così, come una cosa semplice che ha preso forma nel dialogo con chi ha voluto seguirmi.
Questa raccolta – sistematizzata – vuole essere un ringraziamento a tutti coloro che hanno condiviso questo cammino.
Quel gesto, che forse per loro era solo un momento di curiosità, è stato per me come un respiro, che, settimana dopo settimana, ha intonato il suono di un battito familiare.
Sento che è giunto il momento di chiudere questa esperienza.
Spero tanto di aver lasciato l’idea che l’Arte, prima ancora di offrire risposte, invita a mettersi in gioco.
Che si tratti di una traccia lasciata nel deserto, di un graffito su un muro urbano o di una stanza vuota che risuona di assenze, ogni opera ci parla della condizione umana.
E così, come nei pois infiniti di Kusama o negli orologi di González-Torres, comprendiamo che ascoltare e accogliere la vulnerabilità può essere il primo passo verso una connessione profonda e universale.


