Segnalo con piacere il contributo scritto insieme alla Collega Francesca Albiniano – che ringrazio per la sua squisita gentilezza e per l’estrema competenza e preparazione – relativo a due recenti decisioni che affrontano il medesimo problema partendo da presupposti opposti.
Il Tribunale di Milano ha riconosciuto che anche le attività tecniche necessarie per accedere ai sistemi aziendali – login, VPN, autenticazioni, procedure di connessione – possono costituire tempo di lavoro quando sono imposte dall’organizzazione datoriale.
L’idea di fondo è che l’eterodirezione non si manifesti più soltanto attraverso ordini e controlli tradizionali, ma anche mediante l’architettura tecnologica predisposta dall’impresa.
Di segno diverso la decisione del Tribunale di Torino, che valorizza invece l’autonomia organizzativa tipica del lavoro agile.
Secondo questa impostazione, la semplice presenza online o l’invio di email distribuite nell’arco della giornata non sono sufficienti a dimostrare l’esistenza di lavoro supplementare. Il lavoratore deve provare la continuità effettiva della prestazione.
Emergono così due questioni centrali.
La prima riguarda il significato stesso dell’eterodirezione nell’ambiente digitale.
La seconda concerne l’onere della prova, ossia chi debba sopportare le conseguenze dell’assenza di sistemi oggettivi di rilevazione dell’orario?
Sullo sfondo vi è il tema dell’obbligo di rilevazione dell’orario di lavoro imposto dal diritto dell’Unione europea.
Se la misurazione del tempo di lavoro rappresenta uno strumento essenziale di tutela della salute, del riposo e della giusta retribuzione, l’assenza di sistemi oggettivi di registrazione rischia di trasformare l’accertamento giudiziale in una prova quasi impossibile, con conseguenze che travalicano il singolo contenzioso e investono l’intero assetto regolatorio del lavoro digitale.
Il confronto tra le due sentenze mostra come categorie tradizionali quali orario di lavoro, disponibilità ed eterodirezione siano oggi chiamate a confrontarsi con una realtà profondamente trasformata dalla tecnologia.



