Io il suo stile l’ho semper amato moltissimo. Mi rappresentava.

L’ho visto l’altro giorno scendere in passerella quasi portato a braccio e spento.
E ho pensato alla recente amministrazione giudiziaria per quella brutta vicenda di sfruttamento del lavoro in una filiera di appalti “a perdere”.

L’insieme mi ha rattristato.

Perché, in questi anni, sto molto pensando all’impermanenza delle cose e della vita e alla necessità di cucire tutto con un filo di senso; che sia di imbastitura o più robusto alla fine non ha importanza.
Sapete cosa? Io al suo posto avrei fatto così … e non per essere buonista (il cielo me ne scampi, perderei gran parte del mio fascino) ma, appunto, “non foss’altro per una questione di eleganza”.

Avrei detto:
“Guardate che lo vedo anch’io che scendere in passerella in queste condizioni fa sorridere. Sapete ricordo ancora un po’ chi sono stato.
Ma vedete, a volte è difficile, andando avanti … verso la fine … fare diversamente.
Per me è un po’ come salutare tutto; è come entrare dentro il museo che contiene le mie opere e starci un po’ insieme, dare loro un commiato.

E per quell’altra cosa, se non riesco neppure a camminare, immaginatevi quanto possa seguire gli affari (ndr: che sia vero o meno non importa).
Ma io sono comunque il Re e ogni responsabilità è mia.
Onorerò il prezzo di ogni conseguenza nei confronti della collettività e dei singoli.

Ma, consentitemi di essere “trend setting” un’ultima volta … :
Abbiamo sbagliato. Questa cosa non andava bene, questa cosa è uno squarcio su un tessuto che ora cercherò di ricucire. Non ho più le mani di quando ero ragazzo ma, ugualmente, lo voglio riparare.
Non cambierò il mondo, ma non me ne voglio andare senza prima averlo fatto bello.
Sappiate che era ingiusto, ma soprattutto, per quello che posso dire – e fidatevi della materia ne so qualcosa – non era elegante.

Bene, ora andiamo in passerella, ora può andare in scena il glam”

Io avrei fatto così. Sarebbe stato un messaggio importante.

Ricordo che nell’ultimo periodo della sua vita la mia mamma – che pur aveva i suoi difetti – in relazione a un porcata che certe persone mi avevano fatto, mi disse che voleva uscire da un consesso al quale costoro appartenevano.
Le dissi: “non farlo e non entrare in questa storia; riguarda me e me ne occupo io”.
E lei mi rispose una cosa che mi gelò: “Alla mia età voglio poter decidere dove stare e dove non stare”.
Non avevo argomenti da opporle, e allora le dissi: “Se lo fai dai loro importanza e li investi di un valore che non hanno”.
In effetti non lo fece. Deve aver pensato che il suo gesto sarebbe stato esorbitante in relazione a coloro che, in cuor suo, riteneva poco più che dei pescivendoli (con rispetto per la categoria).

Ma, tornando a noi, il principio rimane: quando hai novant’anni certe cose te le puoi e te le devi permettere.