In una mia recente comunicazione a un gruppo di persone, ho esordito con le parole “Cari Amici”, come del resto ho fatto qualche volta nei miei post.

Mi è stato però fatto presente che l’espressione è problematica in quanto non sufficientemente inclusiva.

Colgo lo stimolo per qualche osservazione.

Non mi sono mai tanto occupato della questione delle discriminazioni di genere più che altro perché, essendo figlio di una avvocata e nipote di due nonne, una chirurga e l’altra farmacista, non ho mai colto particolari differenze tra i generi.

Un contesto che mi ha certamente consolidato in una percezione piuttosto distesa sulla questione.

Passando al profilo linguistico vi spiego perché scrivo e scriverò sempre “Cari Amici”.

1. Il maschile plurale è nella nostra lingua “non marcato” o altrimenti detto “sovraesteso”. Non ha perciò alcuna accezione sessista. Le lettere dell’alfabeto non hanno coscienza, come del resto, al tavolo da gioco, ricordo sempre che i numeri non hanno memoria. Circa la correlazione tra genere grammaticale e sessismo, basti osservare che molte lingue sono prive di generi e questo non incide virtuosamente sulla coscienza sociale. Ad esempio ciò accade per l’ungherese che è parlato in un contesto dove, solo fino a pochi anni fa, era prevista la rinuncia della donna, a seguito del matrimonio, non solo al proprio cognome ma anche al nome.

2. Non intendo usare asterischi perché, oltre a essere orrendi, non sono fonemi e non sono neppure pronunciabili: la lingua è prima di tutto parlata e solo dopo è scritta.

3. Non userò lo “schwa” perché, benché pronunciabile, non è un nostro fonema ed è perciò fortemente confusivo nella pronuncia, determinando immancabilmente il fallimento della comunicazione linguistica; inoltre in molti casi non risolve i problemi degli accordi, ad esempio dei participi passati.

4. Non userò la desinenza “u” – che pur potrebbe essere una soluzione più accettabile in quanto almeno è un fonema che conosciamo – ma “Caru Amicu” anche no!

5. Non userò “Care Amiche e Cari Amici” per vari motivi: in ordine sparso, perché sui social ho i caratteri contati, perché la lingua deve trovare soluzioni agili e questa è decisamente sovrabbondante oltre che stucchevole, e infine perché sbaglierei sia se anteponessi la parola “Amiche” ad “Amici”, sia la post ponessi. Se di parità parliamo dobbiamo essere coerenti.

La lingua muta in tempi piuttosto lunghi ad opera dei parlanti e i grammatici ne codificano i cambiamenti. Quando si è cercato di modificarla d’autorità non ci si è riusciti. Pensiamo al “Voi” del Ventennio. E’ rimasto solo nelle aree geografiche dove già si usava ed è sparito altrove.

Non scarichiamo sulla lingua responsabilità che non le competono.

E ricordiamoci sempre che Madre Natura è femmina e ci sarà pure una ragione … cari amici.