
Le Olimpiadi in Francia stanno sollevando numerose polemiche.
L’esordio sulle bandiere e gli inni ci dava già la misura di cosa ci avrebbe aspettato, poi le polemiche artistico-religioso sull’Ultima Cena queer, quelle di genere relative al caso di Imane Khelif e quelle ambientali sulla nuotata nella Senna. E altre ancora a seguire.
Un quadro nell’insieme davvero scadente.
Di pancia vorrei toccare la questione “politica” ma faccio solo un cenno.
Umiliare degli atleti facendoli partecipare senza bandiera e senza inno non serviva. E a maggior ragione era inappropriato in un contesto di “pace” olimpica.
E poi, siamo proprio sicuri che tutte le altre bandiere fossero in ordine?
Potrei citarne una discreta quantità tanto per essere democratico ed inclusivo.
Concludo volutamente con una frase inutile perché ovvia: aggressori ed aggrediti rimangono tali anche se si vive un evento sportivo con gioia e dignità.
Passiamo al tableau vivant recitato da mimi e attori, inquadrato dai benpensanti come “Ultima Cena” queer o woke, tanto per usare le parole a ca…so.
Una polemica con pretese religiose, grottesca, ignorante e di pessimo gusto.
Quando ho visto la scena – che in effetti un po’ richiama le atmosfere fotografiche di David LaChapelle – non ho centrato subito il tema dionisiaco, ma davvero nella mia mente non è scattato alcun richiamo religioso.
Un po’ perché la folla nella performance non evocava il numero evangelico degli apostoli e un po’ perché, chissà come mai, Gesù non me lo immagino colorato di blu.
Ma poi sentendo il dibattito, mi ha in effetti molto divertito l’idea di un’ultima cena queer e mi sono domandato cosa avrei pensato se così fosse stato.
Più o meno niente di religioso.
L’Ultima Cena di Leonardo è stata una delle opere più attinte nella storia dell’arte. Tra decine di artisti cito a caso Tiepolo, Dalì e Nagao.
Quindi se mai il richiamo non sarebbe stato al Vangelo ma a Leonardo.
Il linguaggio del rimando è infatti sempre artistico (voglio dire di impianto) e mai tematico. Diversamente non ci sarebbe bisogno di omaggiare uno specifico autore ma basterebbe realizzare la propria versione del tema scelto.
Ma se anche fosse stato un innesto diretto – ossia se si fosse voluto periodare un episodio religioso – in un contesto artistico la religione non c’entrerebbe comunque granché.
Per capirlo basterebbe ad esempio una superficiale rassegna delle opere religiose del Rinascimento per rendersi conto del fatto che il tema religioso è sempre stato un mero espediente.
Quella era nient’altro che arte pop, tanto quanto le scatolette Campbell’s di Warhol: solo il prodotto di consumo del momento.
E quanto ad allusioni lascive, mi sia consentito osservare che in molte opere religiose rinascimentali vi sono più richiami sessuali di quanti se ne troverebbero in mezz’ora di un film Disney
… questa è cattiva …

