La mascherina

Personalmente soffro moltissimo la mascherina, anche se mi rendo conto che è un presidio necessario, oltre che un muto segno di cura per il prossimo: a quanto sembra uno degli ultimi rimasto, nel mondo delle distanze.

Ho trovato confortante la previsione del DPCM 13/10/2020 per la quale “(…) possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabilianche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.

Mi è piaciuto il riferimento al “comfort”: uno speciale sogno di considerazione per tutti cloro che hanno difficoltà a utilizzare questo presidio, come pure il riferimento alle mascherine lavabili.

Ne ho ormai una varietà degna di un collezionista, per le quali ho un eccellente fornitore. Di recente mi sono anche approvvigionato di un piccolo stock per Halloween e per le feste natalizie.

Il viso coperto può dare persino un certo fascino. Indicate solo per la tendinite, le mascherine sull’avambraccio; l’inverno aiuterà l’eleganza, evitando questa pratica. Inguardabili le mascherine penzolanti dall’orecchio o tenute sotto il mento.

Il “mio” lavoro agile

Molto si è detto, tecnicamente e non, su questa modalità di lavoro; l’ho sempre ritenuta estremamente efficace e la adotto da anni. Credo che concorra a focalizzare la responsabilità individuale sul lavoro e a promuovere l’organizzazione collettiva del gruppo.

I miei gatti lo amano solo per il “momento croccantini” a metà mattina (che diversamente non avrebbero), ma per il resto credo che mi vorrebbero fuori casa.

Ma non essendo gli unici a desiderarmi alla larga, alla fine mi toccherà andare a lavorare al bar del centro commerciale, ordinanze regionali permettendo.

Ipertrofia normativa

Stavo predisponendo una nota di riordino dei recenti interventi normativi e interpretativi in materia di diritto del lavoro, che pubblicherò nei prossimi giorni.

Pur avendo letto tutto man mano i provvedimenti che venivano diffusi, nella redazione del mio elaborato mi sono perso più di una volta.

Inutile lamentarsi; i fenomeni da normare sono complessi e il momento è emergenziale, e poi essere costretti a ragionare un po’ di più sulle varie questioni in fondo è utile.

Ma se tutto questo fosse uno sprono per sforzarsi di organizzare le idee prima di emanare dei provvedimenti e, nel caso in cui ciò non fosse possibile (cosa che potrebbe anche accadere), per emanare qualche “testo unico” periodico, quanto meno (ma non solo) sui provvedimenti di interpretazione, non sarebbe forse una buona cosa?